‘era una volta un re che aveva tre figlie. Un giorno, stando alla finestra con la maggiore a guardare nel cortile del castello, vide un gigantesco orso bianco che entrava come una furia, scalpitando e rugliando.
Al re piaceva mettere alla prova le sue figlie, per farle diventare forti e coraggiose. Disse alla ragazza: “Va’ fuori e caccialo via!”
Lei, che era davvero una ragazza coraggiosa, uscì, prese un grosso bastone e affrontò l’orso. Ma quello non era un orso qualunque. Aveva il dono della parola.
“Vieni a sederti sulla mia groppa!” disse l’orso bianco, con voce terrificante. Ma lei, sdegnata, lo cacciò via: una principessa come lei, andar via con un orso? Corse nel castello e si chiuse dentro.
Un’altra volta il re era di nuovo alla finestra, stavolta con la seconda figlia, e guardava fuori. A un tratto arrivò di nuovo l’orso, che sembrava ancora più grande e spaventoso di prima. Il re mise alla prova anche la secondogenita: “Va’ fuori e caccialo via!”
La ragazza, facendosi coraggio, corse fuori e provò a scacciare l’orso con un grosso bastone, proprio come aveva fatto la maggiore. Ma l’orso le disse: “Vieni a sederti sulla mia groppa!”
La principessa era sdegnata: salire in groppa a un orso così rozzo, selvatico e terrificante? Gridò “No, non voglio!”, come la maggiore. E l’orso, che non era cattivo, se ne andò via brontolando.
Ma una volta che il re stava con la principessa più giovane a guardare dalla finestra nel cortile del castello, correndo come una furia tornò l’orso bianco. Il re andò alla finestra e, quando lo vide, disse: “Va’ fuori e caccialo via!”
La principessa più giovane, come le altre due, prese un randello e andò di fuori. Ma l’orso le disse: “Per favore, vieni a sederti sulla mia groppa”. La fanciulla rimase spiazzata. Le sue sorelle non le avevano detto che l’orso bianco parlava! La sua voce era terrificante, ma i suoi modi erano gentili. E la principessina, a dire il vero, al castello si annoiava: desiderava con tutto il cuore un’avventura, come quelle che vivevano principi e cavalieri. Gli si sedette in groppa e quello corse via portandosela nel bosco.
Durante il viaggio, l’orso bianco le chiese: “Hai paura?”
“No, non ne ho” rispose lei.
“Tieniti aggrappata alla mia pelliccia e non correrai pericolo”, disse l’orso.
Fu una corsa sfrenata. Per tre giorni e tre notti l’orso si addentrò nella cupa foresta. I rovi spettinavano la principessa, disfando le sue belle trecce, ma lei rideva, divertita dal vento e dalla velocità. Alla fine giunsero a una grande caverna. L’orso bianco si fermò e parlò.
“Qui vivremo per sette anni. Di giorno sono orso, ma di notte sono un principe. Se per questi sette anni saprai fare a meno di accendere candele per vedermi, io sarò salvo e tu diventerai la mia regina. Altrimenti rimarrò un orso per tutta la vita: non solo nel corpo, ma anche nella mente!”
Lei promise, e così vissero insieme. E, a dire il vero, erano molto felici.
Un giorno dopo due anni, l’orso arrivò a casa e disse: “Ora ti racconterò una cosa! Stai a sentire. Domani tua sorella si sposerà!”
“Ah, come mi piacerebbe esserci!” rispose la principessa.
“Ebbene, ci andrai anche tu; ma prima devi promettermi che non ti lascerai convincere ad accendere una candela per vedermi!”

Lei promise e così andò al matrimonio. Sua sorella fu felice di riabbracciarla, ma cercò in tutti i modi di convincerla: “Com’è possibile che tu non sia curiosa? Non vuoi vedere in faccia il principe con cui vivi?”. Ma la principessa rimase fedele all’orso bianco e il giorno dopo tornò alla caverna con lui.
Passarono altri due anni. Un giorno l’orso arrivò a casa e disse: “Ora ti racconterò una novità! Stai a sentire. Domani l’altra tua sorella si sposerà!”
“Ah, come mi piacerebbe esserci!” rispose la principessa. Allora dovette promettergli, come l’altra volta, di non lasciarsi abbindolare. L’orso la prese in groppa e la portò alla reggia.
Anche questa sorella tentò di convincerla, ma lei rimase fedele alla promessa fatta all’orso bianco e il giorno dopo tornò a casa con lui.
Quando furono passati altri due anni, un giorno l’orso bianco tornò a casa e disse che l’indomani sarebbe stato il compleanno di sua madre. E visto che lei desiderava tanto vederla, si fece promettere la solita cosa e poi la portò in groppa fino al castello. La principessa riabbracciò i suoi genitori e fu una giornata bellissima.
Mentre stava per ripartire, però, le due sorelle la presero da parte. “Com’è possibile che tu non voglia vedere in faccia il principe con cui dormi?” disse la maggiore. “Io non ci credo che è un principe – rincarò la dose la mezzana – secondo me vuole solo ingannarti. E’ una bestia selvatica, non un uomo!”
Parla, parla, alla fine convinsero la ragazza a prendere con sé una piccola lampada d’argento e un acciarino. La principessa cercava di non pensare alle parole delle sorelle, eppure… era così curiosa di vedere in faccia il suo principe! Una notte non resistette e accese la lampada mentre lui dormiva. Si avvicinò all’orso, ma… l’orso era un meraviglioso principe, così bello che la principessa rimase incantata dalla sua bellezza. Anche se era giovane una ciocca dei suoi capelli era bianca, proprio come il manto dell’orso.
Mentre se ne stava lì con il cuore gonfio d’ammirazione, una goccia di cera cadde su di lui, che così si svegliò. Il principe si accorse di ciò che era successo e, costernato, le disse che dovevano separarsi. Lei pianse tanto, pentendosi immediatamente di quello che aveva fatto. Ma lui riuscì a calmarla e riuscì a farsi promettere un’ultima cosa: “Lascia questa caverna. Vai dalle tue sorelle e, per favore, salutale da parte mia”.
Stavolta l’orso non la accompagnò sulla sua groppa. La principessa camminò fino ad attraversare il bosco e alla fine giunse dalla sua famiglia. Erano tutti felici di rivederla e ognuno aveva un dono per lei: la mezzana le regalò un fuso d’oro, la maggiore un aspo d’oro, sua madre una rocca d’oro. Ma la principessa non poteva restare: aveva capito perché il principe le aveva detto di tornare alle sue sorelle. Tante volte le aveva parlato del suo castello, che era tutto d’oro e sorgeva su una montagna innevata. Accettò i tre doni e ripartì, attraversando a piedi alte montagne e profonde vallate, finché non scorse da lontano il castello di cui le aveva parlato l’orso.
Lì si sedette su un’alta roccia e cominciò a filare con il suo fuso d’oro. Passato un po’ di tempo, quando ormai il sole era calato, dal castello uscì una strega che le disse: “Cosa vuoi per quel fuso?”
Questo perché la strega era molto avida e voleva possedere tutto l’oro del mondo. Era così invaghita del chiarore dell’oro da aver dimenticato quello del sole: i suoi occhi non guardavano un’alba o un tramonto da molti e molti anni.
La principessa rispose: “Stanotte voglio sedermi dentro, sulle scale. Lì dove dorme il principe Biancorso”.
La strega accettò ma, fiutando l’inganno, diede un sonnifero al principe perché non sentisse nulla. Quando la principessa si sedette sulle scale cantò:
Vieni fuori, principe mio,
dalla tua innamorata!
Ma lui non poté sentirla. La principessa aspettò tutta la notte, preoccupandosi, ma non si perse d’animo.
Il mattino dopo uscì di nuovo e tornò a sedersi sulla rupe con l’aspo d’oro. Al crepuscolo uscì la strega e le chiese cosa volesse per l’aspo. Lei rispose che glielo avrebbe dato solo se, per quella notte, l’avesse lasciata sedere sulle scale fuori dalla stanza del principe Biancorso. La strega accettò, ma avvelenò di nuovo il principe con il sonnifero. Quando scese la notte, la principessa si sedette sulle scale e cantò:
Svegliati, principe Biancorso!
Io che ho cavalcato sulla tua groppa,
che ho vissuto sei anni con te nel bosco,
che ho camminato per monti e per vallate,
io sono qui fuori!
Ma lui non la sentì, perché dormiva. Allora lei se ne andò e pianse più del giorno prima, sentendo affievolirsi la speranza. Quando si fece giorno e il principe si svegliò, un vecchino si fece avanti: era uno dei servi del castello. Resistendo alla paura della strega avida d’oro, il servo raccontò al principe cosa aveva cantato una fanciulla. Lui pensò subito alla principessa: era senz’altro lei! Ma come aveva potuto non sentirla? Certamente la strega lo aveva avvelenato. Quel giorno fece solamente finta di bere il suo vino e se lo gettò oltre le spalle. Non sapeva che la principessa era uscita di nuovo sulla montagna, a filare, e che la strega le aveva concesso di sedersi sui gradini davanti alla sua stanza in cambio della rocca d’oro.
Quando scese la notte e la principessa iniziò a cantare, il principe aprì emozionato la porta: stavolta l’aveva sentita! Finalmente i due poterono riabbracciarsi e parlare. La strega, che bramava il castello d’oro del principe, lo aveva maledetto per potersene impadronire. Ma non tutto era perduto.
Quando venne il mattino e la strega entrò per prendersi il suo pegno, il principe Biancorso e la principessa la aspettavano con tutte le finestre spalancate ad est. La principessa esclamò: “Guarda che bello il sole che si leva laggiù!” E la strega, che non sopportava più la vista del sole, svanì con un grido.
L’incantesimo si spezzò e Biancorso tornò ad essere un principe, giorno e notte. Sposò la principessa e riprese possesso del castello, dove vivono ancora oggi.