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Gli undici cigni selvatici
Danimarca
  /  Gli undici cigni selvatici

‘ era una volta un re che aveva undici figli e una figlia.

Un giorno la regina, che era di salute cagionevole, si ammalò e morì. L’uomo provò tanto dolore da temere di non riuscire mai più a superarlo. Ma il regno aveva bisogno anche di una regina, oltre che di un re.

Perciò, quando i dodici figli furono adulti, l’uomo si risposò. La nuova regina era bella ed elegante, ma perfida, e conosceva le arti magiche. Quei dodici figli proprio non le piacevano e perciò mandò la ragazza a servizio e trasformò gli altri undici in cigni selvatici. Concesse loro di poter tornare umani tutte le notti, ma solo a patto di andarsene via dal Paese: i fratelli furono costretti a volare lontano e il re rimase da solo con quella malvagia moglie, sospirando e pensando spesso alla brava donna che era morta.

Dopo un anno ottenne di far tornare a casa sua figlia per festeggiare almeno il suo compleanno. La ragazza tornò e la prima cosa che fece fu chiedere notizie dei suoi undici fratelli, ma senza ottenere risposta. Si domandò, senza darsi pace, dove mai potessero essere; piangeva sempre e voleva stare con loro. Così, alla fine, chiese un po’ di soldi al padre, prese tutte le cose dei fratelli – anche i loro undici cucchiai d’argento, doni di battesimo – e andò a cercarli nel vasto mondo.

Dopo aver camminato per molti giorni arrivò ad un bosco grande e fitto, al confine con il regno vicino. Vi si inoltrò e giunse infine a una capanna dove c’era una vecchia strega che filava. Le chiese se non avesse visto undici giovani, uno più grande dell’altro. La strega rispose che non aveva visto ragazzi; ma, da qualche giorno, c’erano undici bei cigni selvatici che venivano a nuotare nel suo ruscello.

Allora la fanciulla, con la speranza nel cuore, seguì il ruscello e arrivò a una piccola capanna di paglia. Dentro c’erano undici piatti e undici scodelle con undici cucchiai di latta, poveri e malandati. Tolse i cucchiai dalle scodelle, li sostituì con quelli d’argento, e poi se ne andò.

Verso sera arrivarono nuotando nel ruscello undici cigni bianchi come la neve, che quando giunsero alla capanna divennero uomini. Entrando riconobbero i loro cucchiai, pensarono alla sorellina e cominciarono a cercarla.

Il giorno dopo divennero di nuovo bei cigni e volarono oltre il bosco. Ma nel frattempo la sorella aveva intrecciato tre reti, e quando infine trovò gli undici cigni fra i giunchi le gettò su di loro e li prese tutti. Domandò loro come avrebbe potuto salvarli, ma i fratelli non lo sapevano e lei pianse amaramente. Li accompagnò quindi alla capanna nel bosco e quando rovi e cespugli sbarravano loro la strada, lei li sollevava con cautela perché non si facessero male.

Quella notte rimase con loro e il fratello più grande fece un sogno: la sorella raccoglieva cardi nei campi e, senza dire una parola, li cardava fino a farne del lino, e poi lo filava e tesseva e con la stoffa faceva undici camicie. Al mattino capì che così, forse, la ragazza avrebbe potuto salvarli tutti.

Detto e fatto: la sorella andò nei campi e colse cardi fino a ferirsi le dita delicate. Poi li cardò a lino e cominciò a filarlo con impegno, pensando che presto i suoi fratelli sarebbero tornati uomini.

Un giorno il tempo era tanto bello che prese la rocca e se ne andò nel bosco, dove si sedette a filare sotto un grande albero mentre, tutt’intorno, gli uccelli cantavano per lei. I suoi fratelli erano di nuovo cigni e nuotavano lungo il ruscello. Ma, mentre stava lì a filare, passò il re di quel Paese a cavallo: quando la vide pensò che non aveva mai incontrato donna più bella, e si innamorò. La portò nella sua reggia e lì si sposarono con grandissima gioia. Per lunghe settimane la fanciulla continuò a tessere senza dire una parola, pensando ai suoi fratelli che presto sarebbero diventati umani; il re la credeva muta, ma non gli importava. Si era affezionato molto alla ragazza, e lei a lui. Presto scoprirono di aspettare un bambino.

Un giorno al re arrivò un messaggio e dovette andare in guerra. Mentre era lontano la regina diede alla luce non uno, ma due bei bambini. Non sapeva che, avendo udito la storia della misteriosa fanciulla muta, la sua matrigna aveva sospettato di lei: senza dire niente a nessuno si era intrufolata nel castello e l’aveva spiata per lunghi giorni. Non appena la regina ebbe partorito, la strega rapì i bambini e li sostituì con due cuccioli di cane.

Quando il re tornò a palazzo e scoprì l’accaduto pensò che sua moglie fosse in realtà una strega, che quei cani fossero frutto di un’unione con il demonio, e ordinò che fosse giustiziata. Povera ragazza! Non poteva dirgli cos’era accaduto in realtà perché, se avesse parlato, non avrebbe più potuto salvare i suoi fratelli. Era così vicina a terminare il suo compito: dieci camicie erano pronte, all’undicesima mancava ancora una manica.

Per tutta la notte continuò a lavorare alacremente, ma l’alba giunse troppo presto e la manica non era ancora terminata. Le guardie la trascinarono fuori mentre lei stringeva al petto le undici camicie. Ma, mentre la portavano al patibolo, arrivarono in volo undici cigni bianchi come la neve. Lei gettò loro addosso le undici camicie, una dopo l’altra, e via via che venivano toccati dalle camicie i cigni ridiventavano uomini. Soltanto l’undicesimo, che ebbe la camicia con una sola mano, conservò una delle sue ali – e per tutta la vita ebbe il potere di trasformarsi in cigno a suo comando.

La fanciulla poteva parlare di nuovo, finalmente, e urlò al re la sua innocenza. Il giovane la ascoltò sbigottito e credette subito ad ogni parola.

Trovarono la strega che cercava di fuggire su una vecchia barca, nascondendo sotto il mantello i due bambini. La perfida donna fu portata al castello e giustiziata. E il giovane re e sua moglie, finalmente, poterono abbracciare i loro figli.